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Come superare la depressione

Quante volte ci capita di sentirci tristi, giù di morale a causa di una perdita, di una delusione o di una sconfitta che abbia fatto maturare in noi sentimenti di malinconia profonda, apatia e amarezza. Quante volte ci è capitato di dire “mi sento così depresso” senza tuttavia comprendere l’abisso di una condizione psicopatologica tanto grave quale appunto è la depressione. Ebbene, ognuno di noi ha senza dubbio sperimentato sensazioni negative, magari per periodi che sembrano prolungati, d’altro canto però non tutti – e meno male – sviluppiamo un “Disturbo Depressivo Maggiore”. Come mai?

Per rispondere a questa domanda dovremmo partire dalle origini, cercando di definire la psicopatologia depressiva per poi provare a capire se è possibile – e come – superare la depressione. Nell’approfondimento seguente ti parlerò proprio di questo tema, tanto complesso quanto importante per il notevole impatto sulla vita dell’individuo che si trova a combattere contro quello che in molti definiscono il “cane nero”. Nei prossimi paragrafi, con l’umiltà necessaria a chi non è un professionista ma un semplice appassionato a tematiche psicologiche, ti racconterò cosa ho scoperto circa le forme di depressione e le opzioni terapeutiche più indicate. Cercherò inoltre di darti qualche consiglio utile nel caso in cui ti trovi ad affrontare un problema tanto grave in famiglia o se tu stesso stai sperimentando questa condizione patologica, ad esempio nella fase post partum, a seguito di un tradimento o dopo la fine di una relazione, ma non solo.

Indice

Disturbi dell’umore e depressione

rappresentazione uomo depresso

Per capire cosa sia davvero la depressione, è opportuno fare un passo indietro e cercare di comprendere cosa siano l’umore e i suoi disturbi. Ebbene, l’umore si definisce come uno stato emozionale interno, ovvero l’insieme delle disposizioni istintive ed affettive che connotano l’esistenza di un soggetto. Come potrai sperimentare nel tuo quotidiano, questa entità ha il potere di condizionare la qualità e l’intensità dei vissuti dell’individuo, oltre che le sue funzioni cognitive e comportamentali. L’umore si descrive qualitativamente in termini di tono, partendo dal presupposto che questo sia fisiologicamente fluttuante tra un minimo (flessione del tono) e un massimo (elevazione del tono dell’umore) in relazione ai normali meccanismi neuro-biologici che a loro volta si modificano per adattarsi agli stimoli esterni.

Se i meccanismi preposti alla regolazione del tono dell’umore si alterano, allora le sopraccitate fluttuazioni si rendono più ampie, prolungate e indipendenti dagli stimoli esterni, perdendo di fatto la loro funzione adattativa per il mantenimento dell’omeostasi interna, ecco così che il soggetto inizierà a manifestare disturbi del tono dell’umore.

A questo punto ti starai chiedendo cosa tutto questo abbia a che fare con la depressione. Ebbene, devi sapere che i disturbi dell’umore devono essere valutati secondo due prospettive:

  • La prospettiva temporale (o anche trasversale), che prevede lo studio dello stato psicopatologico dell’individuo al momento in cui giunge all’osservazione del clinico, specificametne concentrato sulla “polarità” dello stato mentale del soggetto. In questo caso, si dirà che il tono dell’umore sarà elevato e quindi il soggetto starà vivendo uno stato maniacale, oppure flesso, e il paziente risulterà depresso;
  • La prospettiva longitudinale, che invece prevede uno studio prolungato che tenga conto del decorso della malattia cercando di valutarla nel lungo periodo. In questo senso, a seconda della concatenazione degli episodi maniacali e depressivi, si potranno distinguere disturbi bipolari (in cui il paziente alterna episodi maniacali a episodi ipomaniacali, depressivi o misti) e disturbi unipolari depressivi (in cui il soggetto vedrà il susseguirsi di episodi depressivi).

Cos’è la depressione e chi può svilupparla

persona che guarda fuori dalla finestra sfondo nero

Spero che adesso tu abbia già le idee un po’ più chiare su quella che è la “collocazione” della depressione nel contesto della psicopatologia. La depressione è infatti un disturbo dell’umore caratterizzato da una flessione del tono dell’umore, che si può manifestare in maniera episodica ma anche ricorrente, configurando un vero e proprio disturbo unipolare che “incatena” colui che ne è affetto ad una vita di grande sofferenza.

Il disturbo depressivo maggiore ad episodio singolo può affliggere un ampio numero di persone con caratteristiche di genere e di età particolarmente eterogenee, e con un picco di incidenza tra i 25 e i 44 anni (e una prevalenza nel sesso femminile in età adulta, mentre in età adolescenziale e preadolescenziale questa differenza di genere non sussiste).

Ma quali sono le caratteristiche che distinguono un episodio depressivo maggiore da un momento triste della nostra vita? Secondo il DSM-5 (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), devono coesistere contemporaneamente nel soggetto almeno 5 dei seguenti sintomi, protratti per almeno due settimane:

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno, tutti i giorni;
  • Perdita di interesse nelle attività svolte normalmente;
  • Variazione significativa del peso corporeo (in aumento o diminuzione, circa del 5% del peso di partenza), con perdita dell’appetito oppure iperfagia;
  • Disregolazione del ritmo sonno-veglia con insonnia (più frequentemente e di tipo centrale) o ipersonnia soprattutto diurna;
  • Agitazione pisco-motoria oppure rallentamento (devono essere oggettivabili dal medico);
  • Sensazione di faticabilità precoce o perdita di energia nelle normali attività quotidiane;
  • Sentimento di auto-svalutazione;
  • Ridotta capacità di concentrazione;
  • Pensieri di morte ricorrenti, pensiero negativo nei confronti del futuro financo all’ideazione suicidaria (che nei casi più gravi può sfociare in un tentativo di suicidio).

Come dicevo, dunque, almeno cinque di questi sintomi devono essere riferiti o repertati dai clinici e devono essere riportati come altamente impattanti sulla vita del soggetto fino a compromettere il normale funzionamento del soggetto a livello socio-lavorativo. Inoltre, è fondamentale che i sintomi individuati non siano relati all’assunzione di sostanze esogene (ad esempio farmaci o altre droghe psicoattive) o ad altre patologie concomitanti, come per esempio l’ipertiroidismo.

A completamento di questo paragrafo, aggiungo brevemente – senza entrare nel dettaglio per non tediarti – che in alternativa alla definizione del DSM-5, si potrebbe analizzare il quadro clinico e psicopatologico dell’episodio depressivo anche facendo riferimento ai tre ambiti su cui si fonda l’analisi di Kraepelin: umore, pensiero e motricità. Lascio a te l’approfondimento di tale teoria, sono sicuro che la troverai molto interessante.

A che età si può divenire depressi?

persona che cammina su un sentiero buio

La prima cosa da sapere quando si parla di incidenza della depressione, è che il suo impatto a livello europeo e mondiale è estremamente rilevante. La depressione è infatti una tra le più importanti cause di disabilità e spesso la precocità di insorgenza correla con una prognosi severa. Come dicevo qualche paragrafo più in su, sfortunatamente, la depressione può colpire anche bambini e adolescenti che possono manifestare questo stato di disregolazione in maniera piuttosto variegata. Dal disinteresse alla tristezza, da scatti d’ira e irritabilità alla più completa apatia.

Comprenderai dunque l’importanza di un intervento psicoterapeutico e psichiatrico quanto più precoce possibile, allo scopo di garantire al bambino (o alla bambina) una vita serena.

La depressione senile (anche definita “involutiva”) d’altra parte, correla con disturbi della memoria, dell’attenzione, tendenza all’isolamento e all’apatia, con una prevalenza piuttosto alta negli anziani oltre la fascia 75 – 80 anni, e nei grandi anziani. Anche in questo caso il paziente potrà manifestare tristezza, tendenza all’isolamento, perdita di vitalità con somatizzazione di tali componenti psicogene attraverso manifestazioni fisiche (magari attraverso lamentele protratte e continuative per dolori fisici o altro). Tra le cause più frequenti di depressione senile si descrivono familiarità per disturbi dell’umore, eventi particolarmente stressanti e luttuosi (perdita di una persona cara, problematiche finanziarie, insorgenza di malattie gravi, etc.), disabilità, depressione pregressa e pensionamento con percezione della perdita del proprio ruolo sociale.

Forme di depressione

graffito di un bambito che tieni un dinosauro al guinzaglio

Sebbene fino ad ora abbia parlato in maniera generale di depressione, è opportuno sottolineare come tale affezione possa presentarsi con molteplici varietà cliniche, che definiscono più precisamente l’episodio depressivo maggiore, e per questo vengono definite specifiers. Si riconoscono infatti depressioni con:

  • Componente ansiosa. Tipicamente connotata da incapacità di rilassarsi, difficoltà di concentrazione, sensazione che stia per accadere qualcosa di terribile, paura di perdere il controllo di sé;
  • Caratteristiche miste. Di fatto il “punto di contatto” tra disturbi depressivi unipolari e bipolari (caratterizzati da episodi depressivi intervallati da periodi maniacali), caratterizzata da sintomi maniacali contro-polari nel bel mezzo di un episodio depressivo (per esempio un aumento di energia o dell’eloquio, iperattività ideica, aumento dell’autostima fino alla grandiosità e altro);
  • Caratteristiche melanconiche. Presentazione frequente e particolarmente grave è caratterizzata dalla perdita di interesse e dalla scarsa reattività emotiva nei confronti di qualsiasi stimolo. L’umore è profondamente flesso, soprattutto al mattino, con un leggero miglioramento alla sera (alternanza diurna), tipicamente il paziente riporta un risveglio precoce, irrequietezza motoria (oppure rallentamento), perdita di appetito (e di peso), sensazione di colpa che permea ogni aspetto dell’ideazione;
  • Caratteristiche atipiche. Abbastanza frequente nella pratica clinica, questo tipo di depressione è connotata dalla reattività dell’umore (il paziente è in grado di rispondere positivamente a eventi favorevoli) con una temporanea scomparsa dei sintomi depressivi. In più è possibile reperire in tali soggetti aumento di peso, ipersonnia con tendenza alla letargia, paralisi plumbea (sensazione di gambe pesantissime), tendenza al peggioramento del quadro nelle ore serali (alternanza diurna inversa), esagerata sensibilità ai giudizi altrui;
  • Caratteristiche psicotiche. Forma depressiva caratterizzata da deliri associati eventualmente ad allucinazioni e sintomatologia depressiva “classica”. I deliri e le allucinazioni possono essere congrui (ovvero con contenuto derivabile dai temi depressivi come senso di colpa, desiderio di morte) o incongrui rispetto all’umore (non relati ai temi depressivi tipici, come nel caso del delirio di persecuzione o di inserzione nel pensiero);
  • Con manifestazioni catatoniche. Connotati dalla catatonia, un quadro sindromico complesso e – per fortuna – raro, caratterizzato da decremento significativo della psicomotricità fino alla perdita della capacità di interazione con l’ambiente esterno. Ti è mai capitato di vedere il bellissimo film “Risvegli” diretto da Penny Marshall e interpretato tra gli altri da Robert De Niro, Robin Williams e Penelope Ann Miller? Devi sapere che questo lungometraggio è liberamente tratto dall’esperienza del medico e scrittore Oliver Sacks, autore di numerosi best seller tra i quali alcuni dedicati ai disturbi neurologici affrontati con un approccio quasi “romanzato” e facilmente fruibile anche per i “non addetti ai lavori”. Dedicami ancora qualche minuto, troverai qualche consiglio di lettura nel capitolo finale.

Insomma, come avrai potuto intendere dal lungo elenco appena terminato, si fa presto a dire “depressione”, ma la diagnosi restituisce invece una serie di quadri solo parzialmente sovrapponibili. Comprenderai dunque l’importanza di una valutazione professionale ed estensiva di ogni paziente. Quando si parla di medicina e ancor più di psichiatria, è molto difficile generalizzare.

Tieni conto poi che gli episodi depressivi ricorrenti andranno interpretati in prospettiva longitudinale. In questo senso, si distingueranno:

  • Disturbi depressivi unipolari, in cui la polarità del disturbo è solo depressiva. All’interno di questa categoria si inscrive il disturbo depressivo maggiore, che per essere diagnosticato deve vedere la coesistenza dei criteri che definiscono un episodio depressivo che non sia spiegabile con altre patologie psichiatriche, e che non sia mai stato alternato ad un episodio maniacale, ipomaniacale o misto;
  • Disturbi bipolari. Gruppo eterogeneo di disturbi dell’umore, in cui si alternano episodi depressivi, ipomaniacali o maniacali e misti. Tra questi si descrivono il disturbo bipolare di tipo Ⅰ (in cui il paziente manifesta un episodio maniacale isolato, ricorrente o alternato) e di tipo Ⅱ (nel quale il paziente riporterà in anamnesi un episodio depressivo maggiore e uno ipomaniacale). Il disturbo ciclotimico, infine, prevede l’alternanza rapida e continua di episodi ipomaniacali e fasi depressive con continue fluttuazioni del tono dell’umore, che impattano fortemente sulla vita del soggetto.

Si può superare la depressione senza farmaci?

raffigurazione della richiesta di aiuto

Hai riconosciuto in te stesso o in un famigliare alcuni (o tutti) i sintomi legati ad una particolare presentazione dell’episodio depressivo? Aspetta, non essere troppo avventato, consulta prima uno psichiatra; solo i professionisti possono definire una diagnosi con cognizione di causa, quindi ti consiglio di evitare di cercare a tutti i costi il quadro patologico che più “ti si addice”.

Una volta che avrai in mano una diagnosi, il medico saprà orientarti anche verso il migliore dei trattamenti possibili per te, e non scoraggiarti se almeno in una prima fase – più o meno lunga – ti sembrerà di “andare per tentativi”. Devi sapere infatti che, in linea di massima, una delle più rilevanti problematiche relative ai trattamenti farmacologici è la scarsa compliance del paziente, che tende quasi sempre a non aderire completamente (financo a non aderire per nulla) alla terapia prescritta.

Per darti un quadro generale dei farmaci che – in prospettiva storica – sono stati più prescritti per curare la depressione, ti nomino:

  • Litio (utilizzato fin dagli anni ’50);
  • Inibitori delle monoamminoossidasi;
  • Farmaci triciclici;
  • Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina;
  • Analoghi della melatonina.

Ti stai chiedendo se si può superare la depressione senza farmaci? Bene, debbo dirti che l’utilizzo di terapia psicologica è altamente raccomandato e l’efficacia è repertata soprattutto nel caso del trattamento di depressioni lievi o moderate. È invece raccomandata l’associazione di farmaco e psicoterapia in caso di depressione grave.

Quello che tuttavia mi sento ancora una volta di sottolineare, è il ruolo chiave del clinico, che dovrà essere interpellato dal paziente o da un famigliare per definire una diagnosi medica fondata. Solo le competenze di uno psichiatra o di uno psicoterapeuta potranno diagnosticare un disturbo depressivo, tieniti quindi lontano dalle autodiagnosi e dai tentativi di automedicazione.

Considera inoltre che la psicoterapia è considerata intervento di prima scelta quando si deve trattare una depressione insorta in gravidanza, durante l’allattamento o in donne che stanno tentando di avere un bambino. In questo caso si è verificato sperimentalmente come un trattamento di circa 4 mesi abbia una buona percentuale di riuscita.

In generale comunque gli approcci più utilizzati in ambito psicoterapeutico sono:

  • Quello cognitivo-comportamentale, che consta di svariate tipologie di interventi tesi a riequilibrare le distorsioni cognitive e le sovrastrutture comportamentali tipiche dei pazienti depressi;
  • Quello interpersonale, che tenta di migliorare i rapporti familiari riducendo l’impatto dei comportamenti disadattivi;
  • Le terapie di gruppo e quelle familiari.

Consigli per provare a uscire dalla depressione

donna su tramonto senso di positività

Il primo consiglio, che ritengo decisamente essere il più importante, è questo: chiedi aiuto alle persone giuste. Se sei riuscito ad arrivare a questo paragrafo avrai sicuramente compreso quanto sia profondo “l’abisso” della depressione clinica. Non si tratta “solo” di un momento triste dovuto ad una piccola delusione, è piuttosto un qualcosa che distrugge le fondamenta dell’Io dall’interno, talvolta senza nemmeno “fare troppo rumore”. È quindi importante non sottovalutare nulla quando notiamo che nei nostri cari (o in noi stessi) c’è qualcosa che non va e che questo qualcosa non accenna a diminuire le sue dimensioni ma ad aumentarle in maniera esponenziale.

In questo senso, se stai sperimentando sulla tua pelle una flessione dell’umore che sta impattando in maniera rilevante sulla tua vita e su chi ti circonda, dai un’occhiata all’approfondimento che ho dedicato a come trovare uno psicologo online; troverai il modo più comodo per contattare un professionista e potrai effettuare delle sedute anche in forma telematica.

Detto questo, mi sento di darti anche qualche consiglio pratico:

  • Non dimenticarti di te e del tuo corpo. L’attività fisica, anche se spesso appare come uno scoglio insormontabile, è senza dubbio utile nel ridurre l’impatto degli stili di vita scorretti spesso intrapresi dal paziente depresso. Interventi psicosociali mirati a modificare la dieta, le abitudini voluttuarie scorrette quali assunzione di alcol e fumo di sigaretta, sembrano avere un ruolo chiave anche dal punto di vista motivazionale;
  • Tieni sotto controllo la tua salute generale. Sintomi depressivi possono infatti insorgere anche in corso di altre patologie d’organo, come nel caso dell’ipertiroidismo;
  • Cerca di non isolarti. Aggrappati a chi ti vuole bene e non aver paura di chiedere aiuto.

Sconfiggere la depressione in base a una circostanza

donna che guarda cielo nuvoloso senso di solitudine

Se dal punto di vista classificativo è necessario operare una distinzione tra le varietà di episodi depressivi basata su sintomi e tempistiche di insorgenza, è anche vero che le depressioni differiscono l’una dall’altra, anche in base alla circostanza che le ha determinate.

Depressione post partum

Bellissimi e complessi, i momenti della gravidanza e del parto possono divenire veri incubi per la neomamma che si trovi a sperimentare uno stato di depressione post partum. Il Ministero della Salute riporta un’incidenza di depressione nel 7-12% delle neomamme, con picchi tra la sesta e la dodicesima settimana di vita del figlio. I sintomi vanno dall’irritabilità alla tristezza cronica, dal rifiuto della prole al senso di colpa per un’apparente inadeguatezza.

Non starò a spiegarti la portata psicologica di tali sentimenti su una donna e di riflesso sull’altro genitore. Di fatto, in questo caso la soluzione terapeutica più consigliata è la psicoterapia. Quindi se ti trovassi nella necessità di contattare un professionista, ti converrebbe cercare uno psicoterapeuta specializzato in tali disturbi.

Depressione dopo essere stati lasciati o traditi

Il tradimento e – più in generale – la conclusione di un rapporto di coppia sono eventi che possono senza dubbio creare stati di profonda flessione dell’umore. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, possono risolversi spontaneamente o con l’aiuto di amici e famigliari, man mano che il tempo scorre.

Laddove notassi il perdurare di una sintomatologia chiaramente depressiva con un impatto rilevante sulla tua vita sociale e lavorativa, allora – anche in questo caso – ti consiglio di rivolgerti ad un professionista, il quale possa darti strumenti cognitivi e comportamentali utili a modificare il tuo mindset, in modo farti tornare a godere delle bellezze della vita. Per ulteriori consigli in merito, comunque, ti suggerisco di leggere la guida dedicata a come superare la fine di una relazione.

Depressione mista ad ansia e attacchi di panico

Di stati di agitazione e attacchi di panico abbiamo già parlato nell’approfondimento dedicato a come gestire l’ansia. Se tali manifestazioni trovano campo all’interno di una già presente patologia depressiva, rischiano di inveterarsi e di rendere la vita del paziente davvero complessa. Le due condizioni patologiche sembrano infatti “legate a doppia mandata” e, in prospettiva longitudinale, l’una sembra “tirare l’altra in una corsa all’americana”, come se fossero i due estremi di un “cane che si morde la coda”.

Il disturbo ansioso-depressivo è dunque in grado di mettere in grave difficoltà il paziente che ne è afflitto, il quale avvertirà uno stato di continua agitazione associato a pensieri tendenzialmente negativi in relazione al presente e al futuro, in un turbinio di emozioni che peggiorano la flessione dell’umore e rendono meno efficace la risposta al trattamento farmacologico (che quindi andrà iniziato quanto più precocemente possibile, previo il consulto di un medico).

Se unita al senso di solitudine

Anche la solitudine assume un ruolo centrale quando si tratta di depressione. È in effetti innegabile come la mancanza di connessioni sociali, soprattutto in periodi fragili della vita (la senilità, per esempio), opera un rinforzo negativo su ideazioni di abbandono, apatia, inutilità e tristezza.

Il miglior antidoto? Adottare strategie comportamentali tese al contatto interumano e tentare di ristabilire un mindset che preveda il coinvolgimento in attività che facciano sentire il soggetto utile o amato, a maggior ragione se il paziente è anziano.

Se dipendente dal periodo di stagione

A prescindere dalle fluttuazioni che subisce normalmente l’umore, è possibile che alcuni soggetti sviluppino un vero e proprio Disordine Affettivo Stagionale, legato appunto al cambio di stagione (da quella estiva all’autunnale). Tale disturbo dell’umore sembra affliggere soggetti non diagnosticati per depressione maggiore che tuttavia tendono a presentare, ogni anno e nello stesso periodo, una flessione del tono dell’umore con ipersonnia, spossatezza, facilità nell’affaticamento e talvolta iperfagia. Tra gli altri sintomi si elencano confusione mentale, calo della libido e ansia, che rendono tale condizione parzialmente sovrapponibile anche ai disturbi di tipo bipolare.

Tra le terapie proposte più frequentemente vi sono la fototerapia, la psicoterapia e la terapia farmacologica.

Letture di approfondimento

Da ultimo, vorrei consigliarti qualche testo che ritengo essere molto interessante se vuoi sapere di più sulla depressione o, semplicemente, se stai cercando informazioni più scientifiche di quelle che io – da umile appassionato della materia – ho riportato in questo approfondimento:

  • Superare la depressione. Un programma di terapia cognitivo-comportamentale [D. Laveni];
  • Musicofilia [O. Sacks];
  • Risvegli [O. Sacks];
  • DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.
Superare la depressione. Un programma di terapia cognitivo-comportamentale
Superare la depressione. Un programma di terapia cognitivo-comportamentale
DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali
DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali

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