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Come aumentare la concentrazione

Nel nostro mondo frenetico è facile perdere di vista i nostri obiettivi, diventare smemorati o semplicemente disattenti: la quantità di stimoli cui siamo sottoposti, del resto, impedisce spesso una vera e propria concentrazione, obbligandoci ad essere superficiali anche laddove non vorremmo. Tuttavia, salvo casi particolari, la concentrazione è uno stato mentale sempre raggiungibile con un po’ di esercizio, ed usando le giuste tecniche. Che il tuo fine sia quello di capire meglio quello che leggi, vincere una partita a scacchi o non perdere il filo di un romanzo, puoi ottenere grandi risultati applicando semplici principi di buon senso.

In questa guida ti darò qualche consiglio pratico, frutto di comune esperienza, per imparare a concentrarti meglio. Vedremo assieme alcuni scenari tipici e ti mostrerò come potrai elaborare delle strategie per migliorare le tue performance. Ti ricordo che i miei consigli hanno solo finalità illustrativa: se accusi persistenti stati di confusione, di stanchezza mentale, o difficoltà notevoli nella concentrazione, non attribuibili a semplice stanchezza o ad altre situazioni contingenti (come lo scarso interesse nell’oggetto dello studio, o nell’attività che vuoi compiere), rivolgiti con fiducia al tuo medico curante.

Indice

Cosa significa concentrarsi

rappresentazione astratta concentrazione focalizzazione su obiettivo

La concentrazione è uno stato mentale, cioè è una reazione volontaria alla presenza di un oggetto. Se decido di concentrarmi su di una pagina scritta, o su di un quadro, sto volontariamente incanalando le mie energie psichiche nell’analisi dell’oggetto, al fine di indagarne la consistenza.

In ciò la concentrazione è diversa da un altro stato mentale, che è la contemplazione, operazione essenzialmente passiva: se mi trovo in un campo fiorito e mi beo nel guardare i fiori e le piante rigogliose, sto semplicemente lasciando che queste immagini si imprimano nella mia coscienza, senza un effettivo apporto da parte mia.

Una caratteristica della concentrazione è, infatti, l’attenzione, cioè la reattività di fronte alle caratteristiche dell’oggetto. Ad esempio se mi concentro su di un quadro che mostra una serie di immagini uguali, riconoscerò subito la presenza di un elemento disturbante (ad es. una figura con atteggiamento diverso), il che non avviene se mi limito a contemplarlo, perché il mio atteggiamento, in quest’ultimo caso, sarebbe di mero spettatore.

Gli stati di concentrazione sono per questo motivo tipici delle persone studiose e/o esperte in un determinato settore: è noto, ad esempio, che i musicisti abbiano difficoltà a godere della musica come i semplici ascoltatori, perché mentre questi ultimi hanno un tipo di ascolto essenzialmente passivo, i primi sono portati ad analizzarla ed a scomporla nelle sue linee essenziali mentre viene eseguita.

Come capire se siamo o meno concentrati

Per comprendere facilmente la differenza tra i due stati mentali, ti invito a fare un esperimento pratico: prendi un video di un trucco di prestidigitazione e guardalo una prima volta; noterai, ovviamente, con particolare stupore, che la “magia” si è verificata. Questo è uno stato che potremmo definire contemplativo: il prestigiatore ha compiuto una serie di mosse e ti ha ingannato, realizzando il trucco di “magia”.

Adesso ti invito a guardare di nuovo il video, provando stavolta a cogliere l’attimo in cui il prestigiatore attua il suo gioco, ad es. nascondendo una carta o compiendo un gesto con le mani; non importa, ovviamente, che tu riesca effettivamente a trovare questo momento, è importante invece che tu possa notare il diverso atteggiamento mentale che comporta il doversi concentrare su di una cosa specifica: adesso sai che dovrai analizzare con attenzione ogni gesto, per carpire ogni movimento, e quindi nulla dovrà passarti inosservato.

Anche se può sembrare stupido, ti invito a riflettere su questa sensazione, perché molte volte capita di fare cose soprappensiero, credendo invece di essersi applicati seriamente, e ciò capita soprattutto nella lettura: quante volte ti è sembrato di “leggere e non capire”, dovendo tornare indietro? Imparando a riconoscere a priori la sensazione corretta della concentrazione imparerai anche a capire, di volta in volta, se ti stai concentrando veramente o se stai solo perdendo tempo a leggere cose che non ricorderai, o a fare cose di cui non sei pienamente cosciente.

Concentrarsi in situazioni particolari

Adesso analizzeremo alcune situazioni comuni in cui è necessario raggiungere alti livelli di concentrazione. Poiché è una prassi diffusa, ti invito subito a mettere da parte gli auricolari: nella maggioranza dei casi, infatti, ascoltare musica non solo non ti farà concentrare meglio, ma ti farà concentrare peggio, per il semplice motivo che una parte della tua attenzione sarà attirata dai suoni.

La musica è un’ottima alleata quando si riduce, in sostanza, a brusio di sottofondo durante il compimento di un’attività di routine come cucinare, stirare o correre, quando la gran parte delle persone si limita a compiere gesti noti e stereotipati, ed ha bisogno di conservare un atteggiamento rilassato. Diventa invece controproducente quando è necessario canalizzare energie verso un oggetto determinato, perché tende a distrarre.

Nella lettura

Come già ti ho anticipato, il problema della concentrazione nella lettura è talmente diffuso da poter essere definito come tipico: càpita spessissimo di leggere pagine e pagine, soprattutto durante lo studio, perdendo continuamente il filo del discorso o ricordando solo particolari superficiali. In alcuni casi questa situazione è stata sfruttata da alcuni ottimi romanzieri, come Agatha Christie: la sorpresa finale dei suoi romanzi gialli, quando viene rivelato il nome dell’assassino, non deriva mai dall’aggiunta di nuove “prove”, ma dal mero riesame di elementi già detti al lettore durante la narrazione, e di cui egli si era dimenticato grazie alla confusione creata appositamente dall’autrice, con maestria insuperata. Ciò significa che, concentrandoti correttamente nella lettura, potresti scoprire in anticipo il nome dell’assassino? La risposta, che forse ti stupirà, è affermativa: se il romanzo è scritto bene, senza fantasiosi “colpi di scena”, il suo funzionamento logico è identico a quello dei giochi di prestigio, per cui il trucco è visibile solo ad ottimi osservatori.

Come fare quindi a concentrarsi nella lettura? Il metodo è tanto semplice quanto faticoso: devi ripetere mentalmente quello che leggi e riprodurlo di continuo nella mente, il tutto mentre prosegui nella lettura, eventualmente anche usando la fantasia per riprodurlo sotto forma di immagini. Il segreto, insomma, è la visualizzazione, che è, in realtà, un metodo spiccio di memorizzazione. Per capire se stai agendo correttamente, puoi fermarti di tanto in tanto e ripercorrere mentalmente ciò che hai letto nelle pagine precedenti: se lo ricordi, significa che la concentrazione ha avuto luogo.

Durante l’attività sportiva

Se sei uno sportivo ed hai bisogno di concentrarti sui tuoi esercizi, il metodo migliore è quello di seguire mentalmente le operazioni che stai compiendo, senza lasciare che la mente “vaghi per conto suo”: del resto lo sport non agonistico consiste, il più delle volte, nella ripetizione di movimenti. Alcune persone trovano molto utile, in tale frangente, il ripetere sottovoce il numero delle serie di esercizi compiuti, per stemperare la tensione psicologica derivante dalla fatica fisica.

Nel gioco

Concentrarsi nel gioco è tanto più difficile quanto più lo sono le sue regole, sicché possiamo dire che, in questo caso, la concentrazione consiste nell’applicazione metodica di una strategia. La strategia, a sua volta, consiste nel predire le mosse dell’avversario e nel prepararsi di conseguenza per annullarne l’effetto: la migliore concentrazione, quindi, non consiste probabilmente nella visualizzazione dell’obiettivo finale (la vittoria), ma nella creazione di tanti piccoli obiettivi quanti sono i problemi che, di volta in volta, si vengono a creare durante la partita.

Sul lavoro

È molto difficile dare consigli specifici per la concentrazione sul posto di lavoro, perché gli scenari possono essere molto vari. È vero però che tutti sono accomunati, come nel gioco, dalla presenza di piccoli obiettivi, di singole procedure che vanno portate a termine. La concentrazione, quindi, può essere agevolmente trovata scomponendo le attività della giornata in singoli momenti, per ognuno dei quali si individuerà un risultato specifico da ottenere.

In questo modo non solo si riuscirà ad incanalare meglio le forze, ma la giornata passerà più velocemente, perché non si avrà il tempo di lasciare che la mente vaghi senza meta distraendoci dalle nostre mansioni.

Considerazioni sull’uso di integratori

Esistono da sempre delle sostanze che, secondo i loro sostenitori, dovrebbero aiutare la concentrazione. Esse rientrano nella categoria dei tonici, integratori che servono a migliorare le prestazioni psico-fisiche: molte bevande di uso comune, come quelle a base di cola, sono nate in origine come tonici che sfruttavano gli alti contenuti di zucchero (il “carburante” del cervello) e la caffeina (uno stimolante).

Indubbiamente, un buon espresso o un bicchiere di una bevanda contenente zucchero e caffeina possono avere un effetto stimolante sul sistema nervoso, ma sarebbe sconsiderato fare affidamento su questi mezzi per migliorare le proprie prestazioni. Lo stesso vale per alcuni farmaci da banco, spesso venduti come “soluzioni miracolose”, che contengono cocktail di fosforo, vitamine ed altri stimolanti: avranno un effetto, ma senza una buona applicazione, lo “stato mentale” di cui ti ho parlato, ed una buona salute fisica complessiva, tale effetto non sarà mai di vero interesse.

Piuttosto, se desideri un rimedio biologico a momentanei cali di prestazioni, abbi cura di te, e verifica di dormire un sonno profondo e riposante per un numero di ore adeguato. Ricorda anche che alcune affezioni psichiche o neurologiche, come stati ansiosi o depressivi, o anche mere tensioni psicologiche (paure, momenti stressanti o angoscianti, etc.), possono incidere notevolmente e negativamente sulla concentrazione: in questi casi, riconoscibili per la persistenza e la pervasività dei disturbi, è necessario l’intervento di uno specialista, e non di certo il “fai da te”.

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