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Reflusso gastroesofageo: come si cura

Un fastidioso senso di bruciore proprio dietro lo sterno, infiammazione alla gola, singhiozzo e laringiti ricorrenti sono solo alcuni dei sintomi spia del reflusso gastroesofageo, una patologia in parte dipendente dalle abitudini di vita, ma talvolta causata da terapie ed eventuale predisposizione geneticamente determinata.

Considerata la relativamente elevata incidenza di tale affezione, mi sono incuriosito e, in particolare, ho orientato i miei approfondimenti personali sulla sintomatologia e sulla possibilità di trattamento dei casi più lievi. Prosegui nella lettura se ti va di sapere cosa ho scoperto in merito.

Indice

Cos’è

malattia da reflusso gastroesofageo uomo con stomaco dolente in evidenza

La malattia da reflusso da reflusso gastroesofageo è connotata dalla risalita dei succhi gastrici acidi (e talvolta di parte del contenuto gastrico parzialmente digerito) verso l’esofago che, in ragione della sua struttura di parete, non è adatto a sostenere pH acidi e finisce, a lungo andare, per venirne lesionato.

Fisiologicamente, infatti, la risalita di acido gastrico è molto contenuta, in modo da non esporre l’esofago e la faringe a condizioni “ostili”. Laddove il reflusso si facesse invece più frequente e prolungato, potrebbe divenire fonte di patologia, motivo per cui è bene imparare a riconoscere i sintomi sentinella della malattia da reflusso gastroesofageo.

Manifestazione e sintomi

Pirosi retrosternale (bruciore a livello della “bocca dello stomaco”), rigurgito, scialorrea (salivazione abbondante) e dolore al petto possono essere senza dubbio considerati la tetrade sintomatologica di riferimento quando si parla di reflusso gastroesofageo.

Sarebbe tuttavia riduttivo parlare solo di queste manifestazioni, perché i pazienti lamentano una moltitudine di altri sintomi tra i quali, ad esempio:

  • Nausea e vomito;
  • Cattiva digestione;
  • Alitosi;
  • Singhiozzo;
  • Tosse;
  • Raucedine;
  • Laringite;
  • Asma.

Da rilevare, inoltre, come alcune di queste manifestazioni siano spesso più accentuate al mattino, a causa del fatto che la posizione supina mantenuta durante le ore notturne favorisce la stasi e la risalita in senso anti-gravitario degli acidi gastrici, peggiorando inevitabilmente la sintomatologia avvertita dal paziente.

Cause principali

Le cause di reflusso sono numerose e talvolta ascrivibili a particolari condizioni congenite che rendono il cardias (l’orifizio che mette in comunicazione l’esofago con la cavità gastrica) incontinente e, quindi, incapace di “trattenere” i succhi gastrici.

Tieni in considerazione inoltre che le abitudini voluttuarie (fumo, assunzione di alcolici), l’alimentazione, lo stress e particolari condizioni come la gravidanza possono impattare negativamente a vario livello, non ultimo sulla salute gastrica.

Patologie a carico del sistema gastroenterico (intestinali, gastriche, esofagee) e l’ernia iatale possono indurre uno stato di stasi gastrica o ipersecrezione acida che potrebbero causare reflusso.

O ancora, l’assunzione di determinati farmaci francamente gastrolesivi o di terapie che per forza di cose dovranno essere prolungate nel tempo possono indurre alterazioni e stati di malattia da reflusso.

Insomma, come potrai intuire, dunque le cause sono estremamente variegate.

Diagnosi

Hai qualcuno dei sintomi citati nel paragrafo dedicato alle manifestazioni tipiche del reflusso? Da qualche tempo a questa parte non dormi bene e senti di avere difficoltà digestive? Allora è il caso di consultare il tuo medico che, tramite anamnesi ed esame obiettivo, saprà cogliere i segnali e formulare una prima ipotesi diagnostica, prendendo in considerazione la possibilità di inviarti ad uno specialista gastroenterologo.

Se l’intensità e la frequenza dei sintomi risultano tollerabili (e accettabili per la valutazione del medico), potrai tentare di risolverli mettendo in pratica modifiche comportamentali e alimentari, che potrebbero modificare totalmente il decorso del disturbo.

Se invece la valutazione clinica propenderà per una maggiore gravità di malattia, verrai con tutta probabilità inviato ad effettuare esami di approfondimento, allo scopo di ottenere una valutazione più completa dello stato della mucosa gastrica e – soprattutto – di quella esofagea che, come detto, non è “progettata” per tollerare l’insulto prolungato dell’acido gastrico.

Tra gli esami di secondo livello per stabilire il danno da reflusso gastroesofageo, vi sono:

  • Emocromo e altri esami del sangue. Primo step per la valutazione di eventuali variazioni dello stato di salute degli organi e degli apparati;
  • Esami in endoscopia, come la gastroscopia (più propriamente detta esofago-gastroduodenoscopia), che consente di esplorare visivamente e valutare lo stato di infiammazione e le eventuali lesioni a carico della mucosa esofagea, gastrica e duodenale. Nel corso di tale esame sarà possibile anche procedere al prelievo di un campione bioptico, per studiare nel dettaglio la cellularità delle eventuali lesioni riscontrate;
  • RX con mezzo di contrasto baritato. Tale metodica, del tutto indolore per il paziente, permette di studiare il transito esofageo (e sue eventuali variazioni);
  • Manometria e pH-metria gastro-esofagee. Tali test specialistici consentono di valutare lo stato funzionale degli organi, studiando le pressioni degli sfinteri e l’acidità del contenuto gastrico.

Al termine dell’iter diagnostico, i medici avranno, auspicabilmente, tutti i dati a disposizione per definire il grado di malattia e definire quindi il trattamento che è più opportuno mettere in pratica.

Terapia

Prima di parlare dei rimedi contro tale affezione, devo assolutamente specificare che quanto leggerai nelle prossime righe non costituisce un’indicazione terapeutica da seguire, non voglio certo sostituirmi agli specialisti del settore. Quindi, se ti trovi alle prese con i fastidiosi sintomi del reflusso, ti consiglio di contattare il tuo medico per ottenere l’inquadramento e la terapia più indicata per il tuo caso specifico.

Fatti i doverosi disclaimer, non mi resta che dirti che sì, nella maggior parte dei casi la malattia da reflusso gastroesofageo va trattata farmacologicamente. In questo, senso il tuo medico potrà proporti l’assunzione di:

  • Farmaci inibitori di pompa protonica;
  • Antiacidi al bisogno;
  • Antagonisti dei recettori His-HT2 con finalità antisecretiva;
  • Procinetici allo scopo di velocizzare lo svuotamento gastrico (e ridurre di conseguenza il reflusso).

Nei casi più gravi, infine, potrebbe rendersi necessaria la chirurgia, che tuttavia ha fatto passi da gigante nel campo della mininvasività e il perfezionamento delle tecniche ha consentito di ottenere la massima resa terapeutica con il minimo sforzo del paziente.

Rimedi della nonna

Se l’entità del tuo reflusso è minima o se la sintomatologia è sporadica, è possibile che tu stia sperimentando episodi passeggeri di risalita di acido dallo stomaco, magari legati ad abitudini particolari o a pasti troppo abbondanti.

In questo senso, potresti in prima battuta tentare di modificare alcuni comportamenti oppure adottare qualche “rimedio della nonna” contro il reflusso:

  • Fai attività fisica e cerca di mantenerti normopeso;
  • Evita di fumare;
  • Evita di assumere alcolici;
  • Preferisci l’acqua naturale alle bevande gassate;
  • Riduci l’assunzione di caffè e cioccolato, i cibi fritti o particolarmente grassi, gli agrumi e i pomodori;
  • Evita di fare pasti troppo abbondanti e segui una dieta adeguata;
  • Non sdraiarti subito dopo aver mangiato e, se puoi, utilizza un paio di cuscini, in modo da non assumere una posizione perfettamente supina, mantenendo così la schiena leggermente più sollevata.

Per quanto riguarda i tanto amati rimedi della nonna contro il reflusso stai attento: diversamente da quanto si possa pensare, il bicarbonato (così come il classico bicchiere d’acqua tiepida con limone) non è un buon alleato per combattere l’acidità, soprattutto a lungo andare. Via libera invece alle tisane e agli infusi contenenti altea comune, piantaggine e aloe vera, sempre da utilizzare dietro indicazione del medico.

Complicanze

E se decidessi di non trattare il reflusso gastroesofageo? Ebbene, come succede per ogni patologia, la strategia della rimozione del pensiero non è per nulla efficace. Affrontare la sintomatologia il prima possibile è invece assolutamente auspicabile, anche in ragione del fatto che la cronicizzazione del reflusso può provocare complicanze estremamente temibili. Dall’infiammazione cronica allo sviluppo di ulcere a carico dell’esofago stesso, fino a patologie più complesse, quali l’esofago di Barrett (potenziale anticamera di adenocarcinomi).

Come potrai comprendere, le conseguenze del reflusso in mancanza di trattamento sono estremamente pericolose e scongiurabili; pertanto, se tra i sintomi citati nei hai riconosciuti uno o più di uno, consulta quanto prima il tuo medico di famiglia.

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