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Crisi di Governo: spiegazione

Nel sistema della democrazia italiana capita di assistere periodicamente ad un fenomeno politico chiamato “crisi di governo”, che può portare a nuove elezioni parlamentari. Si tratta di un momento delicato del funzionamento della Repubblica, che ogni cittadino deve conoscere in maniera adeguata per capire cosa stia succedendo.

Nei paragrafi che seguono ti spiegherò sinteticamente cosa sia una crisi di governo, e come vada ad integrarsi nel nostro assetto istituzionale. Vedremo assieme i principali scenari di crisi ed il modo in cui, solitamente, essi si risolvono. Per evitare una sintesi troppo tecnica, ho semplificato alcuni concetti: starà a te decidere se approfondirli per migliorare la tua partecipazione attiva alla vita politica del Paese.

Indice

Come funziona la democrazia italiana

Palazzo Montecitorio Parlamento italiano

Schematicamente possiamo dire che il sistema italiano sia parlamentare, bicamerale e “perfetto”. Vediamo cosa significano queste espressioni prese singolarmente:

  1. Parlamentare: significa che la nostra è una democrazia rappresentativa (nella quale, cioè, il popolo elegge dei rappresentanti) in cui gli eletti siedono in un parlamento. Esistono altre forme di democrazia rappresentativa in cui viene eletto anche il governo, ma non in Italia: noi eleggiamo i parlamentari, ed essi (come vedremo) votano la fiducia al governo;
  2. Bicamerale: significa che il parlamento è diviso in due rami o camere, le quali sono elette su base leggermente diversa, chiamate rispettivamente “Camera dei deputati” e “Senato”. Questo assetto è un retaggio principalmente del sistema britannico, in cui esiste una camera elettiva ed una nobiliare, nella quale si entra per discendenza da un’antica famiglia inglese. In Italia, in Senato, siedono ancor oggi alcuni membri non eletti, i senatori a vita, costituiti da due categorie: gli ex capi di stato italiani viventi e alcune personalità di spicco del Paese che, per meriti distinti, sono stati scelti dal Capo dello Stato nel numero di cinque a mandato (secondo l’interpretazione comune);
  3. Perfetto”: è un aggettivo riferito al bicameralismo. In Italia, unico caso al mondo, ogni atto del Parlamento viene discusso ed approvato due volte, una per ogni camera, perché entrambe hanno gli stessi, identici compiti.

Come conseguenza a quanto detto, ogni camera è autonoma dall’altra, e decide da sé i propri regolamenti (autodichia). Ognuna ha quindi il proprio presidente, i propri uffici, i propri dipendenti e le proprie consuetudini; una differenza di rilievo è che il presidente del Senato subentra al Capo dello Stato quando questi è impedito (malattia, lunghi viaggi, etc.) o muore durante il mandato. Un caso del genere si verificò nel 1964, quando il Presidente Segni, Capo dello Stato, ebbe un alterco durante un colloquio con il presidente del Consiglio dei Ministri, e soffrì di un attacco di trombosi cerebrale.

Ruolo del Governo

Le camere sono chiamate a votare la fiducia al Governo, che è un organo di rilievo costituzionale la cui sussistenza non è necessaria in senso assoluto: la sua funzione, infatti, è soprattutto quella di indirizzare e coordinare l’operato della maggioranza parlamentare che lo sostiene, proponendo l’approvazione di disegni di legge ed approvando i regolamenti che attuano concretamente le leggi vigenti.

Il Governo è composto dal Capo del Governo, detto anche Presidente del Consiglio dei Ministri, e dai Ministri: mentre il Capo del Governo è nominato dal Capo dello Stato, i Ministri sono nominati da quest’ultimo solo dopo la loro designazione da parte del Capo del Governo, il quale si assume così un’autonoma responsabilità politica.

Il Governo così formato, per operare pienamente nelle sue funzioni, si presenterà al Parlamento ed otterrà il voto di fiducia: come si vede, quindi, il Governo è in sé autonomo rispetto alla maggioranza parlamentare, che può sostenerlo o meno.

Significato di crisi di Governo

Per crisi di Governo si intende il momento in cui il Governo perde la fiducia delle camere, il che si verifica, di solito, in due casi:

  • Il Governo ha chiesto al Parlamento di votare un disegno di legge a scatola chiusa (voto di fiducia): si verifica quando, per ragioni politiche, il Governo pone un àut àut alla maggioranza, invitando i parlamentari a scegliere se intendano o meno perseguire il disegno politico comune. Ciò si verifica tipicamente solo con leggi dal peso politico importante, sulle quali si gioca la credibilità della maggioranza;
  • Il Governo “perde pezzi”, cioè una parte della maggioranza che lo sostiene si defila. Ciò si verifica solitamente se il Governo è sostenuto da una coalizione, sarebbe a dire da più forze politiche che si accordano per votare la fiducia; può capitare, quindi, che in séguito al primo voto di fiducia sorgano dei dissidi, e che la maggioranza si sfaldi. Altro caso, più raro, è quello che vede rompersi la maggioranza partitica con la creazione di una nuova forza politica, solitamente di minoranza parlamentare, che decide di defilarsi a causa di dissidi interni al partito di maggioranza (scissione). La prima ipotesi è più comune con le leggi di voto proporzionali senza premio di maggioranza; la seconda è tipica dei casi in cui il Parlamento sia stato eletto con una legge maggioritaria.

Cosa succede dopo

Una volta che la crisi di Governo è conclamata, le strade sono due: o si crea una nuova maggioranza, o si prende atto del fatto che il Parlamento non è intenzionato a trovarne una, e quindi va sciolto e sostituito con una nuova elezione.

In entrambi i casi la decisione è presa dal Capo dello Stato, e non è normata da nessuna legge, bensì da delle consuetudini costituzionali che si sono create spontaneamente con il tempo. Esse consistono, in estrema sintesi, nella convocazione privata delle singole forze politiche parlamentari da parte del Capo dello Stato, secondo un rituale detto “delle consultazioni”: durante i colloqui, il cui contenuto non è rivelato ufficialmente alla Stampa, il Capo dello Stato interroga personalmente i rappresentanti dei gruppi parlamentari per sapere se essi siano interessati a votare un nuovo Governo, entrando in una nuova maggioranza. Le consultazioni, per il loro carattere sostanzialmente informale, ma necessario, possono includere anche terze persone, come gli ex capi dello Stato o personalità terze cui il Capo dello Stato potrebbe decidere di affidare la costituzione di un nuovo Governo.

Se dalle consultazioni emerge la volontà di mediare da parte delle forze politiche, il Capo dello Stato nomina il nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri e, su sua indicazione, i Ministri; a questo punto, il nuovo Governo si presenterà al Parlamento e chiederà il voto di fiducia, con cui entrerà pienamente in carica. In molti casi, in realtà, il Governo resta lo stesso, ma cambiano alcuni Ministri per la sostituzione di alcune forze politiche di maggioranza: questa operazione prende il nome, popolarmente, di “rimpasto” di Governo.

Se invece dalle consultazioni non emergono margini per nuove alleanze, il Capo dello Stato è costretto a sciogliere le camere, nella speranza che, con le nuove elezioni, si crei una nuova maggioranza. Tuttavia, questa possibilità gli è preclusa negli ultimi sei mesi di mandato (cosiddetto “semestre bianco”), al fine di evitare che egli, sciogliendo le camere, faccia eleggere una maggioranza favorevole alla sua rielezione.

Per conoscere quali Governi si sono succeduti nel corso del tempo in Italia, ti suggerisco di collegarti alla pagina “Governi italiani per durata di Wikipedia”.

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